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Redditività di un ristorante: food cost, margini e numeri da controllare

Scritto da Ludovic Frank Pubblicato il 12 min di lettura
Illustrazione di un ristoratore che analizza i conti su un quaderno, con calcolatrice e tazzina di caffè sul bancone della sua trattoria

Sala piena il sabato sera, brigata che corre, cassa che suona: tutto fa pensare che il locale funzioni. Poi arriva la fine del mese e in banca non resta quasi nulla. Il paradosso ha una spiegazione semplice: il fatturato non dice niente sulla redditività.

Che il mestiere non perdoni lo confermano i dati di settore: secondo il Rapporto Ristorazione 2025 della FIPE, nel 2024 il saldo tra aperture e chiusure di pubblici esercizi è stato negativo per oltre 18 mila imprese. Chi resta in piedi, quasi sempre, è chi conosce i propri numeri: food cost, costo del personale, prime cost, punto di pareggio. Nessuno richiede una laurea in economia, tutti si calcolano con una divisione. Questa guida li passa in rassegna con formule concrete, valori di riferimento con fonte e i cinque numeri da guardare ogni settimana.

In sintesi:

  • il food cost ideale di un ristorante si colloca in genere tra il 28 e il 35 % del fatturato; oltre il 40 % è il momento di intervenire;
  • il prime cost (materie prime + personale) è l'indicatore di sopravvivenza: l'obiettivo è restare entro il 60-65 % dei ricavi;
  • il punto di pareggio ti dice quanti coperti servire per non perdere soldi: è il numero più utile che tu possa conoscere;
  • bastano cinque KPI settimanali: coperti e incasso per servizio, scontrino medio, tasso di riempimento, food cost, costo del personale;
  • il tasso di riempimento è la leva numero 1: i costi fissi li paghi comunque, ogni coperto in più è quasi tutto margine.

Dove finiscono i soldi: la struttura dei costi di un ristorante

Prima di calcolare qualsiasi ratio bisogna capire dove va ogni euro incassato. Le due voci che pesano di più sono sempre le stesse: le materie prime e il personale.

Voce Riferimento (in % sui ricavi)
Materie prime (cibo e bevande) 28-35 % (Qamarero)
Personale (retribuzioni lorde + oneri) 25-35 % secondo il formato (Jet HR)
Affitto, utenze, assicurazioni, abbonamenti, ammortamenti il resto, prima dell'utile

Fai la somma: nella parte alta delle forbici, materie prime e personale da soli assorbono il 70 % dei ricavi, prima ancora dell'affitto e delle bollette. Il risultato finale si gioca su pochi punti percentuali: un food cost che sfugge di mano di 3 punti o un organico sovradimensionato, e l'anno passa dall'utile alla perdita.

C'è anche una buona notizia: proprio perché tutto si gioca su pochi punti, spesso bastano poche azioni mirate per raddrizzare i conti. A patto di misurare. Noi di ViteUneTable, con il software di prenotazione per ristoranti con versione gratuita e 0% di commissioni, lavoriamo ogni giorno con i ristoratori: chi controlla i propri ratio ogni settimana prende decisioni migliori di chi scopre i numeri una volta all'anno dal commercialista.

Il food cost: il numero da conoscere al centesimo

Il food cost misura la quota di fatturato consumata dagli acquisti di cibo e bevande. È il ratio più direttamente azionabile: dipende dalle tue ricette, dai fornitori, dalle porzioni e dagli scarti.

Il calcolo per piatto: la scheda ricetta

Per ogni piatto in carta, la scheda ricetta elenca gli ingredienti, le quantità esatte e il loro costo di acquisto, scarti compresi (pulitura, mondatura, calo di cottura). Il risultato è il costo materia di una porzione, al centesimo.

Esempio: un primo con un costo materia di 3,90 € a porzione, venduto in carta a 14 €. Attenzione a un dettaglio tutto italiano: il prezzo in menu include l'IVA al 10 %, quindi il calcolo va fatto sul netto, cioè 14 ÷ 1,10 = 12,73 €.

Food cost del piatto = 3,90 ÷ 12,73 × 100 = 31 %

L'importante è avere una scheda aggiornata per ogni piatto: se il prezzo di un ingrediente sale del 20 % e la scheda resta ferma, il margine si scioglie in silenzio.

Il calcolo globale: il consumo reale del mese

Il food cost teorico delle schede ricetta non basta: ignora gli sprechi alimentari, gli errori di comanda, i piatti offerti e le rotture. Il food cost reale si calcola su un periodo, partendo dalle rimanenze:

Food cost reale = (rimanenze iniziali + acquisti del periodo − rimanenze finali) ÷ ricavi netti × 100

Lo scarto tra teorico e reale è una miniera d'oro: se supera 2 o 3 punti, della merce finisce nella spazzatura o sparisce senza essere venduta. Ogni piatto buttato è stato comprato, stoccato e spesso preparato prima di diventare un rifiuto.

Qual è un buon food cost per un ristorante?

Non esiste un numero unico: dipende dal posizionamento. La guida di Qamarero colloca il food cost ideale tra il 28 e il 35 %, con una soglia di allarme oltre il 40 %. Una trattoria ad alta rotazione può puntare alla parte bassa della forbice; un fine dining che lavora materie prime pregiate vivrà nella parte alta, recuperando sul prezzo di vendita e sulle bevande, il cui margine è strutturalmente migliore di quello dei piatti.

Il prime cost: l'indicatore di sopravvivenza

Il prime cost somma le tue due voci più pesanti: il costo delle materie prime e il costo del personale al lordo di contributi e TFR.

Prime cost = (costo materie prime + costo del personale) ÷ ricavi netti × 100

Secondo la guida di Jet HR sul costo del personale nella ristorazione, l'obiettivo è un prime cost entro il 60-65 % dei ricavi. Oltre quella soglia non resta abbastanza per pagare affitto, utenze, assicurazioni e generare un utile.

Il bello del prime cost è che cattura i vasi comunicanti del mestiere. Brigata ridotta ma semilavorati più costosi? Food cost su, personale giù. Tutto fatto in casa con una squadra numerosa? L'inverso. È il totale che decide se il ristorante può essere redditizio: calcolalo ogni mese, sui numeri reali. Se dovessi seguire un solo ratio, sarebbe questo.

Il punto di pareggio: quanti coperti per non perdere soldi

Il punto di pareggio (break even point) risponde alla domanda più concreta di tutte: da quale fatturato in su comincio a guadagnare?

Il principio: i costi fissi (affitto, stipendi del personale stabile, assicurazioni) arrivano anche a locale vuoto, i costi variabili (materie prime, extra a chiamata) seguono l'attività. Ogni euro incassato, pagati i costi variabili, contribuisce ad assorbire i costi fissi; il punto di pareggio è il fatturato in cui tutto è assorbito. La formula, spiegata bene anche nelle guide di Confcommercio, è questa:

Punto di pareggio = costi fissi ÷ margine di contribuzione (in % sui ricavi)

Esempio con i numeri. Un ristorante sostiene 12 000 € di costi fissi al mese. I costi variabili pesano per il 35 % dei ricavi, quindi il margine di contribuzione è del 65 %.

Punto di pareggio = 12 000 ÷ 0,65 = 18 460 € netti al mese

Con uno scontrino medio di 22 € netti fanno circa 840 coperti al mese. Aperto 26 giorni, sono 32 coperti al giorno: sotto quella soglia il locale perde soldi; ogni coperto oltre rende circa 14 € di margine (il 65 % di 22 €).

"Ci servono 32 coperti al giorno" è un obiettivo che tutta la squadra capisce, mentre "migliorare la redditività" non vuole dire niente. E illumina le decisioni: una serata da 20 coperti non è una serata fiacca, è una serata in perdita.

I 5 KPI da controllare ogni settimana

Non serve un cruscotto con 40 indicatori. Cinque numeri, rilevati ogni settimana, bastano per sapere dove sta andando il ristorante.

1. Coperti e incasso per servizio

Il punto di partenza: quanti coperti serviti, per quale incasso, servizio per servizio. Questo rilevamento rende possibili tutti gli altri ratio e fa emergere le tendenze: un martedì a pranzo che si spegne, una domenica sera che decolla.

2. Lo scontrino medio

Scontrino medio = ricavi ÷ numero di coperti

Misura quanto spende davvero ogni cliente, coperto e bevande inclusi. A parità di riempimento, qualche euro di scontrino medio in più finisce quasi tutto nel margine: suggerimenti di sala, abbinamenti, dolci e caffè fanno la differenza.

3. Il tasso di riempimento

Tasso di riempimento = coperti serviti ÷ capienza totale × 100

Un locale da 40 posti che serve 22 coperti gira al 55 %. È l'indicatore più sottovalutato: i costi fissi li paghi che la sala sia piena o vuota, quindi ogni punto di riempimento guadagnato è quasi puro profitto. Seguilo per servizio: un riempimento globale decente nasconde spesso servizi disastrati.

4. Il food cost della settimana

Il calcolo globale (acquisti più variazione di magazzino, diviso i ricavi) rilevato ogni settimana intercetta le derive in pochi giorni, invece di scoprirle nel bilancio annuale. Un'impennata improvvisa segnala un listino fornitore cambiato, porzioni che si gonfiano o perdite anomale.

5. Il costo del personale sui ricavi

Ratio personale = costo del personale lordo ÷ ricavi netti × 100

Da leggere in tendenza: il ratio di una settimana fiacca sarà per forza peggiore. La partita si gioca sull'allineamento tra turni e attività, non sui tagli ciechi: una squadra sottodimensionata il sabato sera costa più in clienti delusi di quanto faccia risparmiare in stipendi.

Gli errori classici che erodono la redditività

  • Guardare il fatturato invece del margine. Il fatturato lusinga, il margine sfama: un piatto molto venduto ma con un margine sbagliato può affondare un mese record di coperti.
  • Confondere cassa e redditività. Fornitori a 30 giorni, IVA da versare e F24 trimestrale creano illusioni ottiche in entrambe le direzioni.
  • Lasciare invecchiare le schede ricetta. I listini si muovono di continuo; schede di due anni fa descrivono un ristorante che non esiste più.
  • Abbassare i prezzi per riempire. Con il 65 % dei ricavi assorbito da materie prime e personale, uno sconto del 20 % distrugge spesso l'intero margine del coperto.
  • Ignorare i no-show. Un tavolo prenotato che resta vuoto è un coperto sopra il punto di pareggio che sparisce, a costi fissi già pagati. Ai modi per ridurre i no-show al ristorante abbiamo dedicato una guida completa.
  • Fare i conti una volta all'anno. Scoprire ad aprile, dal commercialista, che l'anno scorso era in perdita significa aver buttato dodici mesi di possibili correzioni.

Il tasso di riempimento: la leva numero 1, e come azionarla

Riprendiamo l'esempio del punto di pareggio: 32 coperti al giorno per il pareggio, circa 14 € di margine per ogni coperto oltre. Dieci coperti in più al giorno sono circa 3 700 € di margine in più al mese, senza toccare prezzi, porzioni o turni. Nessun'altra leva ha questo effetto, perché i costi fissi sono già pagati.

In concreto, riempire di più passa da tre cantieri: essere prenotabili a qualsiasi ora (molti clienti cercano tavolo quando il locale è chiuso o nel pieno del servizio), non perdere prenotazioni per un telefono che squilla a vuoto, trasformare le cancellazioni in tavoli rivenduti. Attenzione però a come si riempie: se ogni prenotazione arriva da un portale che trattiene una commissione a coperto, una parte del margine appena recuperato riparte verso il portale.

È esattamente il ruolo di un sistema di prenotazione online. Siamo onesti: ViteUneTable non calcolerà le tue schede ricetta né il tuo punto di pareggio, quello è il lavoro del tuo commercialista o di un gestionale dedicato. Sulla leva numero 1 però, il riempimento, la versione gratuita illimitata accetta prenotazioni 24 ore su 24, con 0 % di commissioni, nessun costo a coperto e senza vincoli. Il Pack Standard (29 € al mese IVA esclusa) aggiunge tra l'altro i promemoria via email e la prenotazione diretta da Google, e il pack Standard + Anti No-Show (49 € al mese IVA esclusa) protegge le tavolate importanti con la pre-autorizzazione sulla carta. Ogni coperto recuperato finisce direttamente sopra il tuo punto di pareggio.

Domande frequenti

Qual è il margine netto di un ristorante?

Non esiste un numero universale, ma l'aritmetica dei riferimenti di settore parla da sola: con il 28-35 % dei ricavi in materie prime e il 25-35 % in personale, dopo affitto e utenze restano nel migliore dei casi pochi punti percentuali. Per questo 2 o 3 punti di food cost o di riempimento fanno la differenza tra un anno buono e uno in perdita.

Qual è un buon food cost per un ristorante?

I riferimenti di settore lo collocano tra il 28 e il 35 % dei ricavi a seconda del posizionamento: più basso per una trattoria ad alta rotazione, più alto per un fine dining con materie prime costose. Più del valore assoluto conta la deriva: segui il tuo food cost nel tempo e lo scarto tra teorico e reale.

Come si calcola il punto di pareggio di un ristorante?

Dividi i costi fissi mensili per il margine di contribuzione, cioè 1 meno la quota dei costi variabili sui ricavi: il risultato è il fatturato mensile minimo per non perdere soldi. Dividilo poi per lo scontrino medio ed esprimilo in coperti al giorno, il formato più parlante per la squadra.

Il coperto va contato nello scontrino medio?

Sì: il coperto è una voce di ricavo a tutti gli effetti e va incluso nei ricavi quando calcoli scontrino medio, food cost e punto di pareggio. Ricorda solo che le regole sulla sua applicazione variano da regione a regione: verifica la normativa locale prima di esporlo in carta.

Quali indicatori seguire ogni settimana in un ristorante?

Ne bastano cinque: coperti e incasso per servizio, scontrino medio, tasso di riempimento, food cost e costo del personale sui ricavi. Rilevati ogni settimana, intercettano le derive in pochi giorni e rendono concrete le decisioni: correggere un turno, rinegoziare un listino, riempire un servizio fiacco.

Un software di prenotazione migliora davvero la redditività?

Agisce sulla leva più potente, il tasso di riempimento: prenotazioni 24 ore su 24, promemoria che riducono i no-show, cancellazioni trasformate in tavoli rivenduti. A costi fissi già pagati, quei coperti recuperati diventano quasi interamente margine, e la versione gratuita di ViteUneTable permette di verificarlo senza rischi.

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